Storia
foto_storia

Le “Fornaci S. Giuseppe” sono nate nel 1951 e rappresentano una storica azienda, pioniera e prima produttrice della calce in tutto il sud dell’Italia tramite il sistema delle fornaci o anche dette “forni a tino” con documentazioni fotografiche e scritte come dimostra un articolo pubblicato dalla rivista trimestrale ARKOS SCIENZA E RESTAURO del gennaio/marzo 2010 titolato: LE FORNACI PER LA PRODUZIONE DELLA CALCE IN TERRA D’OTRANTO: DA “CARCARE” A PATRIMONIO INDUSTRIALE del Sig. Antonio Monte, architetto e dottore di ricerca. Dal 2001 è ricercatore del CNR-IBAM di Lecce. Ha insegnato Storia della produzione artigianale e Archeologia industriale alla Facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento.

Dal 2002 è docente al Master in Conservazione, Gestione e Valorizzazione del Patrimonio Industriale, presso l’Università degli Studi di Padova Dipartimento di Storia. Da anni svolge ricerche sul patrimonio industriale e si occupa di recupero, conservazione, valorizzazione e musealizzazione di opifici dismessi. E’ autore di studi su beni industriali e aziende attive in Puglia durante il periodo pre-industriale e industriale. In cui racconta tutta la produzione della calce nell’Italia meridionale e soprattutto in terra d’Otranto.

La produzione della calce era effettuata con una metodologia diversa cioè la pietra da calce si calcinava per mezzo di una “carcara”.(una costruzione molto simile hai tipici “furnieddrhi” o” trulli pugliesi” dove i contadini mettono al riparo i propri strumenti da lavoro o per riparasi dalle intemperie), dove venivano disposti (in forma circolare) mucchi di grosse pietre calcaree sostenute da delle fasce di ferro legate tra loro che avevano, anche, la funzione di proteggere le pietre dalle intemperie.

Essa era una fornace non fissa, realizzata su piano di calpestio pianeggiante scavando un ampio solco profondo dai 2,50 ai 3 metri circa, con una circonferenza di 4 metri. All’interno si realizzava un muro in conci di pietra calcarea (dello spessore medio di metri 1) che, rispetto al piano di calpestio di campagna, si alzava di circa 3 metri; la parte superiore si chiudeva con un mucchio di pietre che davano origine ad una copertura a volta del tipo “a bacino”. Sulla copertura vi era qualche foro per il tiraggio e lo sfiato, tutto il resto era ben sigillato con una malta composta da terra e calce. La muratura esterna, che aveva la funzione di contenimento del materiale lapideo da cuocere, presentava un piccolo varco (largo metri 1 circa e alto metri 1,50 circa) che serviva per inserire le fascine di ulivo, o scarti di legna, oppure sansa esausta, che erano disposte lungo tutta la circonferenza del vano cottura per sottoporre a temperatura costante tutte le pietre che venivano cotte per 10-15 giorni.

Di queste costruzioni non restava nessuna traccia dato che le pietre impiegate per la costruzione del muro venivano cotte e dunque trasformate in pietre da calce; dopo che le pietre calcinate veniva asportata dal sito dove erano state cotte, di quest’ultimo rimaneva solo il solco della sua circonferenza.

La storia delle “Fornaci S. Giuseppe” ebbe inizio nel lontano 1952, La prima fornace a “tino” per la produzione della calce fu costruita a Seclì (in provincia di Lecce luogo dove tuttora e sita la nostra azienda) dall’azienda di costruzioni di “Villanova Angelo” di Falzé di Piave. Il costruttore si trasferisce in Puglia, dove grazie al suo lavoro nasceranno numerose fornaci di calce del sistema brevettato dal Villanova.Viene chiamato in Terra d’Otranto, per la prima volta, dal signor Lorenzo Zambaiti bergamasco di nascita, che decise di portare questo innovativo e industriale sistema di produzione della calce per quei tempi, qui nel sud Italia; conosce questa tipologia di forni perché costruiti, già negli anni quaranta, in Veneto e Lombardia. Le fornaci di calce costruite con il progetto del signor Villanova verranno riconosciute come “forni Villanova” o “forni a tino” o “forni a bottiglione”.

 

 

 
Copyright ©
Designed by XOR Media